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II. Biennale
+positive
12.09.2004
- 09.01.2005
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Info |
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Arte
e spiritualità come risposta all’emergenza del mondo contemporaneo
+positive
vuole capire e mostrare gli impulsi individuali, artistici e
critici dati dalla guerra e le sue conseguenze. Da essi nasce
una varietà di forme espressive che si rispecchiano nel
campo del sociale, dell'individuale e spirituale. L'arte diventa
piattaforma di un impiego umanitario così come specchio
dei cambiamenti psichici e sociali causati dalla guerra.
Guerra
e arte sono da sempre temi dai quali gli artisti hanno saputo
trarre impulsi intellettuali e critici per le loro opere. E
sono proprio il terrorismo mondiale e le continue situazioni
di crisi dei nostri tempi, che costringono artisti e artiste
a prese di posizioni attive, propagando, attraverso i mezzi
dell'arte, la difesa dei valori individuali, umani e pacifici.
L'arte assume dunque una forma di strumento d'illuminazione,
che cerca, in modo sovversivo od offensivo, di contrattaccare
agli intrighi di violenza e restrizione di libertà.
Jenny
Holzer (USA) usa la penetrante pubblicità moderna
come spunto per le sue idee, colloca in spazi pubblici aforismi,
perle di saggezza, slogan o modi di dire su led luminosi, diffondendo
tra la gente rilevanti messaggi sociali e politici.
Il
lavoro di Johanna Kandl (A), presentato per la prima
volta alla Biennale del Cairo dell'anno scorso, porta l'arte
in strada, come nelle utopie politiche della fine degli anni
sessanta, scegliendo i bambini come via di comunicazione privilegiata.
In una stanza vengono posti dei palloncini gonfiati, sui quali
vi sono delle frasi, che i visitatori possono portare con sé.
Le citazioni politiche e filosofiche sui palloncini sono messaggi
per il futuro, diagnosi, pronostici ed altre citazioni di donne
di rilievo, come ad esempio Rosa Luxemburg, Indira Gandhi, Virginia
Woolf o Haja Bejar. I testi sono stampati su una pelle sottilissima
di gomma. Sono quindi "testi-aria", composizioni di
aria che fluttuano nel cielo - messaggi che si dissolvono, ma
anche, messaggi che ricordano le promesse di liberare la gente
dalle catene della gravità, della terra e del lavoro.
I palloncini sono quindi un media genuino, perché hanno
una funzione critica e positiva.
Franco
Vaccari (I), esponente del realismo concettuale italiano,
fonde la propria arte nella poesia di ogni giorno, per dare
un nuovo ritmo, una nuova concezione ai momenti dell'abituale
realtà conosciuta. Attraverso i moderni mezzi tecnologici
di comunicazione, soprattutto video, film e fotografia, cattura
situazioni, persone o dettagli della realtà circostante
per decontestualizzarli attraverso una tensione tra reale ed
irreale, tra presenza e assenza.
Il progetto Times´ dell'Accademia di Urbino (I)
prende in considerazione, in un video in tre parti, materiale
audiovisivo dal mondo mediale. Con salti, passaggi temporali
e spaziali, il progetto contrappone gli schemi della comunicazioni
digitale e tecnologica alla percezione fugace e mutante della
realtà.
Artisti
di Gugging (A): L'esperienza dell'incapacità psichica
a comprendere l'interno e l'esterno, a gestire ed abbinare in
passaggi congruenti l'individuale con il culturale, ha messo
in moto, tra gli artisti di Gugging, un potenziale creativo,
che trova il suo senso nell'illogico, nel non- senso, nell'infantile,
nell'inconscio e nell'astruso. È cosi che questi artisti
creano un'espressione diretta della loro turbata esistenza conscia.
Mona
Hatoum (GB): Nelle sue sculture, video ed installazioni
l'artista libanese pone in primo piano la vulnerabilità
dell'individuo e la violenza da parte del potere istituzionale.
Punto centrale è il corpo - spesso il proprio corpo -
che usa come medium nelle sue performances, video ed installazioni
Peter
Sandbichler (A): L´artista austriaco lavora spesso
con complesse strutture spaziali. L'uso di oggetti quotidiani
come banchi di scuola, stipetti, letti d'ospedale, fanno riferimento
a contenuti culturali, sociali e generazionali.
Strutture virtuali senza fine, vengono prima elaborate al computer
per poi essere convertite in materiali e colori ed infine messe
in relazione tra di esse. I lavori evocano, attraverso il loro
linguaggio, ricordi d'architettura, d'arte applicata e visuale
di diverse epoche e correnti, ma nel contempo attuali costruzioni
del presente.
Made
Wianta (Indonesia): L'opera complessiva dell'artista indonesiano
è un pamphlet su "art and peace". Le sue videoproiezioni
ed installazioni mostrano sequenze di notizie su attentati,
scene da macello, spargimento di sangue ma anche raffigurazioni
mitologiche. Le sue installazioni e performances avvengono il
più delle volte nella semi oscurità, il che richiede
concentrazione ed uno sguardo focalizzato da parte dello spettatore.
Sabrina
Mezzaqui (I): L'artista italiana fonde il proprio lavoro
nel chiaro e meditativo concetto dell'osservazione, che viene
supportato dal momento solitario e spirituale del ricordo e
della rimembranza. Le sue installazioni e proiezioni di ombre
e luce possiedono una forza suggestiva, che avvicinano lo spettatore
all'immaginazione di un rinvio temporale.
Canan
Dagdelen (A): L´artista austro-turca Canan Dagdelen
pone nelle sue opere la domanda sull'essere radicati, l'essere
sedentari o forestieri, anche in relazione all'architettura.
"Il mio interesse principale nell'architettura va specialmente
all'architettura degli inizi dell'islamismo nell'Asia occidentale
e centrale. Cerco soprattutto di esporre prima di tutto il mio
lavoro alla gente. Giocando con le direzioni delle costruzioni
e girando la posizione di una casa o mettendo sottosopra elementi
di architettura classica, vado incontro alla domanda sull'essere
sedentari. Come si definisce la nostra esistenza nella mobilità
dei tempi moderni? Quanto siamo veramente sradicati nel mondo
globale?"
Weng
Feng (Cina) fa parte della generazione dei giovani fotografi
cinesi. Il suo sguardo coglie in modo sobrio e documentario
la Cina dei cambiamenti sociali e politici, registrando la realtà
tra tradizione e modernità, tra il passato e il futuro
del suo paese.
William
Kentridge (Sudafrica): L´artista sudafricano racconta
nei suoi video, composti da disegni animati ed elaborati digitalmente,
la pazzia dell'apartheid, ma anche la poesia e la solitudine
di quelli che vivono dall´altra parte.
Conrad
Botes (Sudafrica) associa nelle sue opere esperienze antiche
e contemporanee come parte di una realtà complessa. Mondi
di immagini storiche e mediali si accostano ad un'arte accattivante
ed ironica, che, in modo del tutto inaspettato e stimolante,
è proprio al centro della realtà.
Elisabeth
Hölzl (I): Il tema nei lavori fotografici dell'artista
meranese è la convivenza tra gente di culture diverse
ed emarginate come i Rom. Le inquadrature sono documentarie
e pongono, sommariamente ed accidentalmente, al centro della
raffigurazione, allestimenti quotidiani e vitali come attributi
di appartenenza culturale.

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